Ogni paese della Valle Elvo e’ orgoglioso della sua Fede, della sua lingua, della sua antica tradizione agricola, artigianale e industriale. Lo dimostrano le numerose fiere e mostre che vogliono valorizzare queste ataviche culture. Lo dimostra la nascita e la preziosa attivita’ delle Pro-loco, delle Associazioni paesane e dell’Ecomuseo Valle Elvo e Serra. Pare proponibile oggi, con l’affermarsi della cultura postmoderna, sensibile allo sviluppo tecnologico, ma attenta anche ai valori spirituali e culturali tradizionali, una nuova economia locale.
Diverse aziende agricole – grazie anche ai contributi pubblici – hanno ammodernato i locali di allevamento e di trasformazione del latte, adeguandoli alla severa normativa comunitaria. La nascita e lo sviluppo del Caseificio cooperativo Valle Elvo, vera latteria di valle, permette la consegna del latte da parte degli allevatori, la confezione di prodotti caseari tradizionali, rivisitati con tecnologie moderne e resi disponibili ai consumatori anche in luoghi lontani dalla Valle. Molti figli e nipoti di allevatori frequentano corsi di istruzione superiore agricola e desiderano continuare – in forma aggiornata – l’attivita’ dei padri. Diversamente da altre vallate, gli alpeggi comunali in quota sono richiesti e ancora oggi caricati e curati. I fabbricati d’alpe – nonostante siamo lontani dalla situazione ottimale – hanno avuto sufficiente manutenzione. La produzione foraggera estiva della montagna viene quindi consumata e la rete di fertirrigazione dei pascoli, cosi’ come la frequentazione dell’uomo, minimizza i rischi di danni idrogeologici. Sono in corso approfonditi studi per la produzione di carne da vitelli della tipica razza locale: la Pezzata Rossa d’Oropa e dai suoi incroci con importanti e cosmopolite razze da carne.
Il turismo nella Valle ha avuto il suo apice, nella prima meta’ del secolo XX°, con la “cura delle acque” nei pressi del Santuario di Graglia e con la presenza dei primi “villeggianti”: una lapide ricorda le visite di Carducci e Giacosa all’Ospizio della Chiesa al Colle S. Grato di Sordevolo. Con lo sviluppo del turismo di massa questa economia e’ venuta a mancare. Oggi la presenza turistica, lentamente, rinasce con il recupero di numerosi edifici storici (case e cascine), utilizzate come dimore secondarie da attenti e curiosi turisti provenienti dalla grandi citta’ o dalla pianura; con l’attivazione della residenza diffusa, promossa da Eurovillage; con la riscoperta di antichi luoghi di fede come il Santuario e il Sacro Monte di Graglia. Grazie all’affermarsi del trekking pedestre, dell’uso del cavallo per scopi escursionistici, della mountain bike, del parapendio, molti sentieri e mulattiere, quasi scomparse, vivono una nuova frequentazione. Nascono cosi’ attivita’ innovative, come agriturismi e bed and breakfast, e possono riproporsi al pubblico antichi luoghi di ritrovo: il Grand Hotel di Graglia o l’antico Ospizio del Santuario, per esempio, ma anche vecchie “piole” dove assaporare vecchi piatti tradizionali e cucina venuta da lontane regioni d’Italia, e non solo.
I boschi, una volta coltivati per la legna da ardere, la carpenteria e il materiale da falegnameria, sono stati abbandonati. Grazie al lavoro della Comunita’ montana e dei Comuni, questa attivita’ sta riprendendo la sua importanza sia per l’uso energetico (caldaie a cippato di legna), sia per quello industriale, senza contare che la coltivazione del bosco migliora il paesaggio, l’assetto dei versanti ed esalta la percorribilita’ turistica.
Un’attenta programmazione urbanistica controlla, in vicinanza della citta’ di Biella, l’esplosione di aree residenziali fabbricabili a favore della ristrutturazione e valorizzazione del patrimonio edilizio esistente. Lontano dalla citta’, tende a ripopolare e qualificare antichi borghi per una residenza di qualita’ non lontano dai luoghi di lavoro. Presto sara’ disponibile, anche al singolo operatore, la rete Internet a banda larga che rendera’ meno scomodo vivere e lavorare fuori dai centri urbani.
La creazione e lo sviluppo dei Parchi della Burcina e Baraggia-Bessa-Brich, cosi’ come la promozione della collina morenica della Serra d’Ivrea a Sito di Interesse Comunitario (SIC), offrono, non solo una grande varieta’ di luoghi e panorami di grande suggestione per il locale e chi viene da fuori, ma ulteriore possibilita’ di occupazione e di interesse per il turista, l’appassionato e lo studioso.
Si tratta oggi di costruire, con tutte le forze disponibili, una cultura nuova, basata sulla conoscenza e la valorizzazione del patrimonio di tradizioni agricole, artigianali, industriali, dei “monumenti” della Fede, dello storico patrimonio edilizio e naturalistico. Qualcosa che sappia armonizzare, senza forzature o estremismi, la tradizione con l’innovazione scientifica e tecnologica. Educare, pare la parola piu’ adatta, introdurre cioe’ alla totalita’ del reale, le attuali e le future generazioni della Valle, perche’ possano vivere il territorio in modo frugale, ma non “a stento”, come una volta. Sviluppare una cultura (vagliate tutto, trattenete il buono) che, poggiando sugli antichi saperi, si apra volentieri e senza complessi a quanto di nuovo la creativita’ umana mette a disposizione.
C’e’ bisogno di maestri, di uomini buoni e d’esperienza. C’e’ bisogno di nuove generazioni consapevoli che “la vita e’ la realizzazione del sogno della giovinezza”. C’e’ bisogno che la societa’ di oggi riconosca il nostro sforzo e ci sostenga. Crediamo possa facilitarci in questo la creazione di un’area protetta, che abbiamo chiamato della Valle Elvo e del Sacro Monte di Graglia, che qui vogliamo proporre.
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